Ci siamo. Dopo aver visto una quantità di serie tv che scimmiottavano le solite cose, dopo aver scacciato mia moglie dal salotto e aver decimato i miei amici più coatti, credo finalmente di aver trovato un filone cinematografico che possa soddisfare le mie esigenze di orgoglioso antispettatore.
Questa possibilità si è manifestata grazie agli Incontri agli Orci di Pecchioni, trovati quasi per caso su un vecchissimo post in un google groups e da li su Youtube..ora lentamente mi si sta aprendo un mondo.
Il collettivo Punto zero di Torino, che proiettò a inizio anni ’00 molti corti (compreso i suddetti Incontri) ha partecipato alla produzione di una serie di ben 21 episodi, una fiction di ispirazione post-porn-horror (?) diretta dal misterioso Armando Armand. La serie è passata al ToHorror.
Il trailer sta youtube e anche su Vimeo, comincia piano ma poi spacca, si capisce che nei ventidue episodi c’è un po’ di tutto, tutto quello che dovrebbe stare dentro una webserie underground (anche un po’ di sesso e sangue perché no) e che i soliti lavoretti rileccati dei giovani registi italiani non ammettono.
La Loggia potrebbe nascondere il prototipo della serie underground più pura e incorrotta....
Purtroppo non sembra che questa serie sia visibile in streaming, perché? Perché l’autore non ha pubblicato i ventuno episdi come webserie sbaragliando lo scenario perbenista di youtube?
C’è da indagare. Il famigerato Armand compare sull’utenza di youtube con una maschera inquietante ma non sembra possibile contattarlo.
Se qualcuno che legge sa dove posso trovare il dvd di questa serie me lo scriva di commento, sono in astinenza da un sano, denso, cerebrale, lacerante Horror!
Dopo essermi fatto una piccola cultura sulle webserie italiane e averne considerati i pregi e i difetti ma soprattutto le contraddizioni mi sono convinto che per comprendere il loro “perché” si deve andare alle origini, forse ancora prima che fosse in uso la definizione “webserie”.
Ho fatto ricerche su altre keywords venendo a conoscenza di corti amatoriali-underground e specialmente di una strana "serie" attiva dal lontano 1999. Sto parlando di “Incontri agli Orci” (pessimo il titolo!), una serie di cortometraggi da cui in seguito gli autori hanno ricavato un lungo-documentario dal titolo “Il mio cinema infero” (molto meglio!) uploaudata in tempi recenti.
La mia opinione è che in questo “cinema infero” ci siano tutti i presupposti di un'autentica webserie underground. Si parla di quasi vent’anni fa e i mezzi erano assolutamente amatoriali ma già permettevano di esprimere in libertà contenuti inammissibili in televisione perché radicalmente cerebrali, sottocutanei, e critici nei confronti della realtà media. Le atmosfere horror di questi cortometraggi scaturiscono dal confronto con un inconscio-doppione dei personaggi che in ogni puntata prende vita, districandosi dalle paranoie dei dialoghi e creando un feedback narrativo secondo uno schema che si ripete. La bassa definizione (attenzione, in certi punti è davvero pesante, quasi impossibile da tollerare) crea un alone amatoriale ma anche tipicamente horror che ricorda soprattutto TBWP anche se qui il linguaggio è abbastanza normale se così si può dire…
La grande differenza dalle più recenti serie horror-commedy-amatoriali sta forse nel fatto che questi video sono messi in serie da un manifesto programmatico più che da una storia che continua di puntata in puntata. All’alba di questo millennio gli autori promisero di girare tutti i corti nella stessa casa (una villa che si chiama Orci) e esclusivamente di notte (salvo i prologhi, recita la voce all’inizio). Tra le altre regole: in tutte le storie uno dei personaggi dovrà condurre gli altri in un gioco o un racconto che possa aprire una situazione parallela e da qui la nascita del doppione.
Nella serie i protagonisti sono tutti ragazzi che abitano nella villa, ognuno ha la sua camera, alcuni personaggi si ripetono ma ogni volta sembrano ricominciare dall’inizio. Ci sono davvero tante, tante parole…dialoghi a volte molto lunghi che si gonfiano intorno a problemi bizzarri e un po' ironici. La recitazione tende al "finto", a volte sembra si tratti proprio di una scelta ma spesso lascia obbiettivamente a desiderare. Alcuni personaggi sono sostanzialmente insopportabili…. e certe scene sembrano fatte per allontanare lo spettatore come se si volesse fare selezione...
Alla fine non ci sono i nomi degli attori, solo del regista Lorenzo Pecchioni che sembra si sia occupato soprattutto di videoarte con il progetto "Video & archeos".
Impossibile vedere gli episodi in serie, ma solo questa sintesi che incollo che comunque dura ben più di un’ora. Gli episodi da quello che ho capito sono circa una dozzina, dove sono finiti? Su youtube c’è solo qualche frammento e solo il IX è completo.
Anche se ci sono molti limiti tecnici e artistici chi ha pensato questa serie mostra una consapevolezza che è diventata rara e credo che i moderni registi di webserie dovrebbero studiarsi una serie come questa, stando attenti alle differenze tra un “horror” che vuole realmente andare a fondo nonostante tutto e tutti (e forse anche se stesso), e un horror “di posa” che procede sulla convenienza mondana e i narcisismi dei singoli.
Ho trovato tracce di rudimentali upload in una vecchia pagina nel sito della casa di produzione che mi hanno mandato in tilt il Mozilla… vent’anni fa non era così semplice farsi conoscere vedere su web ma di fatto questi Incontri agli Orci possono essere considerati la serie antesignana delle webserie italiane!
Cari registi del 4k, attaccate il computer al tv (meglio se avete un vecchio catodico) e vedetevi questa serie veramente “infera”.
La mia indagine sulle webseries si è fatta più
frettolosa e lo ammetto, arrogante. Avrei voluto scrivere un altro
post su una serie da top-ten ma non riesco ad applicarmi. Manco
riesco a superare i primi minuti di serie coatte come Dams, o peggio
Jump! in cui si scimmiotta il già visto. Ho provato Tramonto rosso
ma mi sono arenato sui titoli iniziali con le loro grafiche pulp
(quante ne abbiamo viste!) poi, facendo seeking, la fotografia
delle prime scene mi ha allappato. Magari continuerò un altra volta,
sicuramente qualcosa di buono c’è ma stasera ho bisogno di
altro.
Insomma questa volta non ho voglia di mettermi a
stroncare chirurgicamente il lavoro (il tempo e il sangue) di questi
maestri adolescenti della fotografia e della sceneggiatura applicata.
Già hanno perso abbastanza tempo loro, dico tra me e me. O se volete
mi inchino ai toni verdastri, ma per favore passiamo oltre.
Ma sì ho la
presunzione d’intuire solo in poche scene se gli autori hanno avuto
“accesso” a un’idea di cinema primigenia, lucida e intellettualmente viva, fondata sulla ricerca ma soprattutto sulla sincerità
verso se stessi e il proprio mondo…o se non gli si è aperto
nemmeno uno “spiraglio”....
Così ho provato a cercare qualcosa
di diverso cambiando le chiavi, usando criteri diversi, ma niente, o peggio. Poi mi sono ricordato di qualcosa che avevo escluso
all’inizio della mia indagine, forse perché esteticamente mi
sembrava lontano da quello che di solito identifichiamo con le
webserie.
Sto parlando di Braxel, una serie trash-intellettuale di
cui ho deciso di vedermi qualche puntata...in barba alle critiche e agli amatori-professionisti.
Sì perché penso
che gli autori di Braxel uno “spiraglio” lo hanno visto aprirsi
davvero….. Anche se mi sembra evidente, e se ne saranno resi
conto loro stessi (certe cose si metabolizzano dopo qualche mese) che
non basta appellarsi alla recitazione “teatrale”, alle “scelte
stilistiche” (malauguratamente intese come difetti) e ad un
linguaggio “originale” per cancellare i seri limiti artistici del proprio lavoro. Che spesso non dipendono dai limiti di budget o altre cause materiali, ma semplicemente dalla
scarsa capacità di sviluppare la propria cifra stilistica fino a
renderci una poetica coerente-efficace.
Braxel sarebbe
piaciuto a qualche mia conoscenza che negli anni ’90 si era fissata
con il trash intellettuale e passava dai Turchi di Carmelo Bene al
Tromeo di Lloyd Kaufmann con una serenità d’animo che oggi mi lascerebbe più che perplesso.
In un certo senso Braxel mi mette un po’ di nostalgia, è
indubbio che questo prodotto sà di datato.
Beh,
almeno per stasera non ho avuto quel ghigno che mi viene senza
volerlo, quando Altri riescono a prendermi con i loro schemetti
narrativi del cazzo…
Forse ho capito che per superare il
"paradosso delle webserie" (vedere gi scorsi post) devo andare più a fondo,
forse fin là dove questo concetto nemmeno esisteva.
Stasera è tornato il Tuccia e abbiamo pensato di continuare la nostra promenade nel mondo delle webseries youtubiane, d'altronde mia moglie ha dato forfait dopo quella del ragazzo-fantasma che parla con se stesso zombie (difficili le ragazze degli anni '90...) e certe cose è meglio se non le guardi da solo...
Seguendo i consigli di una nota topten abbiamo cominciato la visione di Geekers, che essendo un horror commedy poteva regalarci qualche aggancio al nocciolo originario delle underground series, quello più "controculturale" e esteticamente sovversivo (da cui, un tempo, scaturivano i riferimenti all'horror).
Per chi comincia a seguirci ora: la nostra indagine è volta a svelare quello che abbiamo definito "paradosso". Perchè le webserie, che sono identificabili come genere proprio perchè nascono "dal basso", con pochi soldi e tante idee, hanno sempre meno idee, tanti soldi e ci guardano "dall'alto"?
Probabilmente per molti tra coloro che leggono questo post il problema non esiste o non si pone: una webserie è semplicemente una serie che va su web. Ma dico: se il web è sempre più tutto e ovunque, perchè parliamo di webseries e non semplicemente di series? Forse proprio perchè le prime si distinguono per una tendenza indipendente-individualista e per possibilità personali-originali che il web permette di esprimere.
"Cosa si può fare oggi grazie al web?". Ma la risposta è: le solite cose, e ancora di più le solite, però "meglio"...con più tecnologia...." E si torna al paradosso di cui sopra.
Se esiste un problema di definizione, e quindi di oggettività, allora questo Geekers proprio non ci aiuta anzi rappresenta l'ennesima involuzione. Lo dico pur riconoscendo l'assoluto sbattimento produttivo (io non sono mai riuscito a portare a termine grossi progetti, quindi per me questi ragazzi restano "alieni"...complimenti).
Geekers è una scaletta di luoghi comuni narrativi che non ho realmente la forza di analizzare, fatta da e per persone che vivono una realtà media, normotica e solo vagamente coatta ai quali non riesco a invidiare nulla, tanto meno i successi o le tette della protagonista.
Sono confermate tutte le perplessità sulla genuinità della recitazione, sul disinteresse ad osare un confronto con i soliti schemi narrativi. E poi c'è questa impressione, mentre si guarda con il solito ghigno da ebeti stampato in faccia, che niente sia lì per rivendicare il suo statuto emotivo, gridare il suo essere, quanto per ottenere con semplicità risultati "commercialmene" efficaci (=il sorriso da ebete con la sua recondita matrice masochistica).
...Tutto doveva succedere eccetto arrivare a rimpiangere il ragazzo che parla con se stesso zombie!!! che con il suo fare da venditore porta-a-porta riusciva almeno a farti venir voglia di prenderlo a ceffoni.
Questi primi 4 episodi mi hanno lasciato completamente sfibrato, mi hanno stancato, ho fermato perchè ormai pensavo ad altro, solo il Tuccia sarebbe andato avanti ma forse è per via della grappa.
Diciamo che per ora hanno vinto loro, i loro zombie che non hanno niente di realmente ironico, le loro commedie che farebbero inorridire i maestri della Commedia. E ammetto comunque che le mie facoltà intellettuali sono tartassate.
Come spettatore critico, sono vinto da un nemico che non riconosco tale, a cui consiglio, forte delle sue vittorie, di ritirarsi in qualche monastero a meditare sul senso della sua attività. E tornare al lavoro tra qualche anno - la forza c'è, la produzione è notevole, ma manca il coraggio di far qualcosa di più autentico.
Prosegue la mia indagine personale sulle webserie indipendenti italiane. Un’indagine quasi certamente destinata al fallimento visto che le webserie che spesso nascono in un clima low-budget e dilettantistico si evolvono poi quasi tutte in senso commerciale. In altri casi nascono già in un contesto di marketing come appendici di altri prodotti - eventi (penso a Milano Underground). Quindi di “indipendente” c’è davvero poco, ormai siamo nel 2015 avanzato, siamo tutti ben tritati da decadi di mass-medializzazione, le nuove generazioni sono cresciute in un ecosistema in cui certe categorie, come appunto “indipendenza” non servono più a sopravvivere intellettualmente, al limite servono ad ibernarsi con serenità. Ed è già tanto!
Eppure se le webserie esistono e sono riconoscibili come genere, è perché attingono ancora all'estetica amatorial-onirico-individualista, e inevitabilmente critica, delle produzioni low-budget della fine dello scorso millennio. Com’è possibile? E' forse un paradosso?
Stasera in cerca di qualche elemento in più mi sono visto Di come diventai Fantasma e Zombi, una webserie che ha avuto il suo successo ma che non conoscevo. Le premesse erano buone vista la tematica horrorifica e l’impostazione drammaturgica speculare (il protagonista convive con lo zombi di se stesso).
Ma anche se la storia è godibile e tutto sommato convincente, ho trovato sostanziale conferma al paradosso suddetto.
In questa serie non avverto niente del potenziale d’inquietudine né tanto meno ironico di cui i malaugurati zombies possono essere catalizzatori. Qui, oltre alla banalità dell’impianto narrativo che è efficace solo perché perpetuamente idoneo all’intrattenimento, esiste probabilmente un problema di recitazione. O meglio, di "opinioni" sulla recitazione...
L'analisi forse ci porterebbe troppo lontano. Dovrei ad esempio riallacciarmi ai discorsi fatti l’altra sera con l'amico Tuccia mentre guardavamo il film su Ligabue (il pittore, non il cantante) e constatavamo la sottile differenza tra la sintesi artistica di un personaggio schizofrenico e la messa in scena schizofrenica del personaggio di un artista. Qui succede la stessa cosa ma con il narcismo... Troppo, trooooppo macchinoso come ragionamento… solo chi ha voglia, intenda.
Comunque, tornando alla webserie in questione, anche se a tratti il protagonista sembra una sorta di venditore di se stesso (pronto a lasciarti la sua brochure e farsi congedare!), e anche se l’interpretazione dello zombie è la più superficiale e schematica che abbia mai visto…le prime puntate strappano più di un sorriso. ...Un ghigno, per la verità. Ed è già tanto, anche qui!
Ma via, ma via…siamo positivi. Almeno per un attimo, tra zombie e fantasmi, ci siamo sentiti a casa, pur consapevoli che la nostra mente non è tritata meno di quella di tanti altri spettatori. Siamo nel 2015, ormai è andata! Si magna quello che ci stà in tavola, e si ricaca nulla su nulla! Voto 7 pieno, e Buona visione.
In un recente commento su un noto sito di comunicati stampa qualcuno si è lamentato che nelle top ten delle web series italiane appaiano solo produzioni ad alto budget, contravvenendo alla natura spontanea - indipendente - dilettantistica di questo genere (se si può parlare di un genere).
E’ condivisibile l’idea che le web series siano recenti manifestazioni di una possibilità creativa che è scaturita dalla diffusione della tecnologia cine-video amatoriale, inizialmente in bassa definizione e poi migliorata com'è migliorata di pari passo la cultura cinematografica dei dilettanti e la capacità di emulare le grandi produzioni, a discapito spesso di una primigenia capacità sovversiva - innovativa.
Quindi trovo giusto che per riconoscere se stesso questo presunto “genere” rispetti e rispecchi un’estetica grumosa - fluida - amatoriale - introspettiva - bizzarra e come da tradizione, vagamente “horror”. Ma non si può condannare certe series solo perché si sono evolute e migliorate, diventando dei prodotti professionali e qualche volta remunerativi. Distinguerei così tra quelle che hanno avuto una genesi dilettantistica per poi evolversi in senso televisivo, e quelle che sono nate da subito da un progetto di marketing, escludendo le seconde dalla mia indagine. Perché in questo blog o ciò che ne rimane, il clima deve restare “underground”.
La famosa serie italiana Freaks! ad esempio, prima di approdare in televisione ha avuto una stagione iniziale prodotta con un budget limitato e con situazioni tipicamente horror. È proprio questa la serie che mi ha incuriosito ad approfondire l’argomento e che pur comparendo nelle top ten si distingue da produzioni dichiaratamente broadcast (esiste ancora questo concetto?) come Milano Underground o Geekers o l’impeccabile Soma.
Consiglio di provare almeno la prima puntata della prima serie, pubblicata l’8 aprile 2011, in cui si mostra cosa è possibile fare con attori non eccelsi ma molto concentrati, impegnatissimi pur senza retribuzione. E come si può creare un clima teso e tagliente (per il pathos ma anche per l’ironia di fondo) con un po’ di trucco e mezzi minimi.
La mia indagine, se mai avrà seguito (viviamo nel tempo dell’incostanza e dell’apatia) dovrà andare oltre e scavare più a fondo nelle origini del fenomeno web series.
Come vendere la propria opera di videoarte? per molti questo resta un mistero, sia da un punto di vista commerciale sia dal punto di vista...della riconoscibilità di un'opera come tale. Su Globartmag.com è stato pubblicato un articolo che può dare qualche risposta.
immagine tratta da http://expedientmeans.files.wordpress.com/
Esiste un vero e proprio mercato della video arte? La domanda a cui si è tentato di rispondere ad un recente talk dal titolo Videoarte e Mercato, Come Orientarsi? moderato dalla scrivente durante il Festarte Videoart Festival ha fornito valide risposte ma ha anche creato ulteriori interrogativi che non possono di certo essere dipanati in un unico appuntamento. Si sono fatti esempi di aste e vendite stratosferiche per opere di artisti del calibro di Bill Viola, Pipilotti Rist e Shaun Gladwell ma per quanto riguarda il mainstream va fatto un discorso ben più articolato. Vi sono infatti artisti che rendono pubbliche le loro opere pubblicandole su piattaforme come Youtube, altri che scelgono di venderle a tirature altissime tramite i distributors e renderle così fruibili a tutti come se si trattasse di comuni films in dvd. Vi sono invece altri artisti che puntano sulla limitatezza dei master per far alzare le quotazioni ed altri che studiano appositi packaging limited edition per rafforzare il concetto di unicità, in tal caso il cofanetto a corredo diviene un’opera nell’opera. Altro grande interrogativo è rappresentato dai supporti, in rapida evoluzione come l’intera tecnica del resto...
Eccezionale questa raffigurazione visibile nella cattedrale di Otranto, con un enorme serpente cornuto che divora una lepre. L'immagine è segnalata in un interessante sito dedicato a strani animali esistiti presumibilmente nella terra d'Otranto, un testo di grande interesse per gli appassionati di criptozoologia italiana.
"Nel territorio noto sotto il nome di Terra d’Otranto, nell’estrema porzione orientale d’Italia, esistono alcuni esseri viventi la cui presenza sembra prestarsi ad essere spiegata solo con la storia passata del territorio.
Molte sono state infatti le vicende storiche che hanno collegato questa terra all’Oriente più che all’Occidente, con alterne fasi di immigrazione, emigrazione, dominazione, e con queste di esportazione e, soprattutto, di importazione.... Tutto ciò ha portato a plasmare in maniera esclusiva l’ambiente biologico di questa terra, facendo di essa un panorama unico in tutto il territorio nazionale, caratterizzata com’è da specie altrimenti assenti in qualsiasi parte d’Italia e dell’Europa centro-occidentale...more (Site miroir du Centre d’Etude et de Recherche sur la Bipédie Initiale)
Sembra una sorta di barboncino alieno con il corpo da gazzella. Si tratta di una specie sconosciuta, di un mutante baffuto o di...un esperimonto di Photoshop? Gli avvistamenti sembrano comunque essere reali, vediamo se ci saranno nuove foto più avanti.
NAIROBI – Uno “strano” animale pelosissimo si aggira nel parco nazionale del Masai Mara nel sud ovest del Kenya. La creatura, stando a quanto scrive il mensile Oasis, avrebbe il pelo marrone scuro, lungo e sfumato di grigio, a coprire gli occhi. Due folti baffoni chiari ed una lunga barbetta ad incorniciarne il muso”. L’animale sembrerebbe una sorta di gazzella di Thompson, ma la stranezza, secondo il mensile che si occupa di fauna e flora, sarebbe proprio il pelo che la ricopre, “tanto più lungo del normale da renderla pressoché irriconoscibile. Quasi una criniera leonina sulla testa, ed un vello fitto ed ispido sul resto del corpo”. Il primo a catturarne le immagini lo scorso agosto nel parco del Msai Mara è stato un fotografo italiano Paolo Torchio rimasto incuriosito da questo quadrupede con la “testa che assomiglia a quella di un cagnolino ma ricoperta da pelo fitto”. La notizia della scoperta di questa strana creatura è stata ripresa anche dal sito che si occupa di news della Tanzania Ippmedia. Il quotidiano precisa che un animale simile sarebbe stato avvistato anche nel parco nazionale Serengeti della Tanzania.
Continua la nostra avventura criptozoologica nel mondo dei mostri italiani. Molti di questi casi provengono dal medioevo e si parla di serpenti, draghi, esser mostruosi che abitano luoghi ormai spesso scomparsi, come il lago di Gerundo.
"Il monaco Sabbio nel 1110 scrisse la storia di Tarantasio il mostro del lago Gerundo, lago scomparso nel XIII secolo, che si nutriva di bambini e uomini. I fiumi Adda, Oglio e Serio con i loro straripamenti formavano il lago Gerundo, chiamato anche "Mare gerundo" , Gerondo o Geroso , il quale era poco profondo ma molto esteso, infatti si estendeva in parte sulla provincia di Bergamo, Lodi, Cremona e si estendeva fino ai confini di Milano. Sul lago vi erano numerose isole, la più importante fu l'isola Fulcheria su cui si nacque la città di Crema. La descrizione del mostro è quella di una creatura serpentiforme, la testa enorme con grandi corna e coda e zampe palmate, sputava fuoco dalla bocca e fumo dal naso..come un drago. Un documento del 1300 riporta la notizia di una creatura di grosse dimensioni uccisa a Lodi a cui fu dato il nome di drago Tarantasio, le cui ossa furono conservante fino al 1800.
A Milano in un affresco della chiesa di San Marco del 1200 è riportata l'immagine di un uomo vicino ad un grosso rettile simile ad una lucertola gigante che fuoriesce dall'acqua. Il Drago Tarantasio è rappresentato nello stemma di Milano, il Biscione con un bambino in bocca, dell'antica famiglia Visconti. Secondo la leggenda il drago fu ucciso da un cavaliere vicino a Calvenzano. egli era il fondatore della famiglia Visconti segue
Si chiama Tatzelwurm ed è il Drago delle Alpi. E' stato avvistato a Salisburgo nel 1779, in Francia nel 1800, in Austria nel 1908 e nel 1921, e spesso tra la Francia e l'Italia yta il 1939 e il 1992.
Si tratta di una lucertola molto grossa, o un serpente a quattro zampe. Ha la pelle a scaglie ed occhi grandissimi, come raccontano i molti testimoni.
foto tratta da chupacabramania.com
Di questa foto si parla anche si wikipedia. "Nel 1934 un tale Balkin presentò la foto di un tatzelwurm, ma l'immagine appare un falso piuttosto grossolano. Alcuni resti di presunti tatzelwurm si rivelarono appartenenti ad animali diversi e conosciuti."
Sta prendendo campo la Criptozoologia. Sempre di più.
Ma quali oscure pulsioni si celano dietro questa nuova pseudo-disciplina? è uno dei frutti psicologici della crisi in atto, o si basa su fondamenti scientifici seri? probabilmente sono vere tutte e due le cose.
'La criptozoologia, nata da un idea dello zoologo Bernard Heuvelmans, è la scienza che studia gli animali ritenuti estinti o animali non classificati basandosi su prove che riportino alla loro possibile esistenza come nel caso del tilacino o tigre della tasmania ritenuta estinta ma secondo alcuni ancora in vita. La criptozoologia è una branca della zoologia tradizionale. Coloro che studiano in questo campo sono chiamati criptozoologi.
Alcuni criptozoologi collegano la criptozoologia al mondo dell'ufologia, gli animali ritenuti di origine aliena come il mothman non vengono considerati nella branca di studio della criptozoologia'.
Esiste un'antropologia della Lega Nord? Sono stati pubblicati studi approfonditi in proposito? Senz'altro, a proposito della Lega e del suo "postmito" Umberto Bossi si possono esprimere opinioni ben più complesse di tante banalità e luoghi comuni spesso affermati.
...La Lega Nord fonda il suo integralismo sul principio della razza padania - in antropologia fisica non esiste tale classificazione di razza - che risponde al costrutto identitario postindustriale. Su questo costrutto identitario costruisce, con degli slogan, una logica persecutoria che ripropone nel tempo l’oggetto simbolico della razza e della terra padania.Dalle origini la Lega Nord ha posto come oggetto fondamentale un persecutore che va sconfitto, combattuto: occupanti della padania, Roma ladrona, extracomunitari, insicurezza sociale, materiale e ora gabbie salariali. La Lega Nord per conquistare consenso ha sempre bisogno di un nemico da combattere reale o irreale, da sbandierare, in questo modo rinforza la dimensione identitariaContinua
I popoli celtici hanno dominato l'europa occidentale per molti secoli. Ma quali sono le caratteristiche delle tribù celtiche? è possibile definirle e elencarle? esiste un elenco dei popoli celtici europei e anche italiani? Alcune interessanti risposte si trovano in questo Atlante dei popoli galli.
In questa cartina riferita alla Gallia Cisalpina del 200 A.C. si riconoscono molto bene le realtà che oggi costituiscono le radici etniche e genetiche principali dei Popoli Padano Alpini: in verde chiaro, i popoli Celti: Insubri, Cenomani, Orobi, Boi, Lingoni, Senoni, ecc; In Verde scuro, in alto a destra, i Veneti, popolo non celtico proveniente molto probabilmente dai Balcani (altri parlano dell'attuale Boemia, culla dei "Vendi", o "Venedi", antico popolo secondo alcuni germanico, secondo altri illirico), ma in parte culturalmente "celtizzato" (come dimostrano molte scoperte archeologiche in Veneto); In Arancione i Liguri, con i popoli appennini: Taurini, Statielli, Apuani, ecc, tutti popoli pre-indoeuropei di stirpe antichissima e parente stretta degli attuali Baschi; In Verde scuro, sotto la linea Gotica, gli EtruschiContinua
Quanto costa il biglietto per il Museo degli Uffizi di Firenze? Ovviamente esistono delle variabili. Qui sotto trovi il link dove inserire i dati richiesti, specificando la data, il numero e la categoria dei biglietti da prenotare. Ma attenzione! come dicono certe malelingue, appena c'è bisogno di soldi a Firenze, la prima cosa che fanno è aumentare il biglietto degli Uffizzi!
Gli Alieni sono già sulla terra? L'invasione extraterresetre è forse già cominciata? e da quanto? anni o secoli? Un interessante articolo tratto da MISTERObUFO.corriere.it potrebbe illuminarci...
"Al di là della “ragion di stato” e di una piccola pubblicità alla realtà editoriale di “Santa Madre Rcs”, vi segnalo un’interessante iniziativa di “Sette”, il magazine del Corriere della Sera che va in edicola ogni giovedì: sul numero del 28 ottobre, in abbinamento al quotidiano, c’è anche un bel servizio della collega Sara Gandolfi. Sara ha infatti intervistato Paul Davies, scienziato inglese che è stato appena incaricato di svolgere una mansione particolare. Quale? Ho chiesto a Sara di scrivermi una sorta di riassunto: nelle sue parole troverete la spiegazione dell’arcano, detto ovviamente che nell’articolo pubblicato sulla rivista l’argomento viene sviluppato in lungo e in largo. Diciamo, a mo’ di antipasto, che l’iniziativa riguardante Davies ha un qualcosa che ricorda la famosa nomina dell’Onu…
“Non sanno che noi siamo qui”, ecco perché gli alieni non ci stanno cercando. Se un giorno busseranno alle porte del pianeta Terra, Paul Davies però è pronto ad accoglierli. In gran segreto. Cosmologo e astrobiologo inglese, nonché professore all’Arizona State University, è l’uomo scelto per guidare il team di scienziati, avvocati e filosofi che gestirà il primo contatto. Si chiama Post-Detection Science and Technology Taskgroup ed è finanziato, come gran parte delle attività di Seti (Search for extraterrestrial intelligence), da uno che agli alieni ci crede da sempre: il cofondatore (miliardario) di Microsoft Paul Allen, che ha fornito pure i 25 milioni di dollari per l’Allen Telescope Array in California. Da tre anni i paraboloidi del mega radiotelescopio puntano verso gli “altri mondi” del cosmo per captare un segnale elettromagnetico. L’universo, per ora, tace...." CONTINUA
Il fenomeno Voyager, la trasmissione di Rai2 dedicata al mistero, è capace di produrre una moltitudine di fan club come avviene nel caso di trasmissioni assai più discusse. Un interessante proliferazione di genuini appassionati di ogni genere di enigma. Ecco un elenco dei Fan club più noti:
La mania del Chupacapra (letteralmente il ciuccia-capra) ha invaso le trasmissioni televisive e le riviste dedicate al mistero. Nella trasmissione di Rai2, in un improbabile sondaggio, il Chupacapra compete addirittura contro i Templari. Ovviamente non stiamo parlando di realtà storiche ma di battaglie tra concetti commerciali...
Segnaliamo il sito italiano dedicato alla mania del Chubakabras: http://www.Chubacabramania.com
Il primo avvistamento del mitico Chupacabra conosciuto anche come EBA (entità biologica anomala) risale al 1975 a Puerto Rico. Sono stati segnalati avvistamenti e aggressioni in Messico, Guatemala, Ecuador, Costa Rica e coste della Florida. Il nome CHUPACABRA tradotto letteralmente significa "succhia capre"e ha attirato l'attenzione di ufologi, biologi e criptozoologi . Questo essere sembrerebbe dotato di un'appendice in grado di penetrare nei tessuti e nelle ossa delle vittime iniettando una sostanza che impedisce il rigor mortis (rigidità cadaverica) nelle vittime. Praticando tre fori triangolari all'altezza della giugulare e servendosi di quest'ipotetica appendice il chupacabra dissangua la vittima cauterizzando la ferita all'istante, asportando anche organi interni e parti di materiale biologico, il sangue delle vittime stranamente non coagula CONTINUA
DILAGA LA PAURA AL G-VILLAGE DI ANCONA Al via la terza edizione del FANTASY HORROR CINE FESTIVAL
Giunge alla sua terza edizione il FANTASY HORROR CINE FESTIVAL, festival di cinema horror e fantastico, organizzato e diretto da GIOMETTI CINEMA, T-LIZE e WHITEROSE PICTURES, nato nel 2009 ed avvenuto ad Ancona, poi spostatosi per la seconda edizione nella città di Perugia, ora torna nella sua città natale, per quattro giorni davvero da brivido, nel week-end di Halloween. Il festival, caratterizzato da proiezioni di film cult, anteprime e nuove proposte del cinema dell'orrore, da eventi collaterali, quali dance-show, concerti e dibattiti con ospiti illustri della storia del genere italiano, avverrà nei giorni dal 27 al 31 di Ottobre, presso il G-Village e Multiplex Giometti Cinema di Ancona. Una rassegna che sta diventando sempre più importante e conosciuta, ed un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati del genere, e per qualsiasi tipo di pubblico, amante del cinema, della musica, e dell'arte.
A detta degli organizzatori Massimiliano Giometti, Roberto Telli e Lorenzo Lombardi, il calendario di questa kermesse si presenta già molto ricco e variegato. Partiamo dagli ospiti che parteciperanno a questa terza edizione con un dibattitto col pubblico in sala: ci saranno il regista RUGGERO DEODATO, uno dei registi che hanno fatto la storia del cinema horror. Precursore della tecnica di ripresa “mockumentary”, presenterà il suo film più celebre e che lo ha consacrato: CANNIBAL HOLOCAUST. Il regista SERGIO MARTINO, celebre e celebrato regista italiano, famoso negli anni '70 e '80 per aver diretto vari cult della commedia sexy all'italiana, dell'horror e del thriller. Il maestro degli effetti speciali, SERGIO STIVALETTI, collaboratore dei più famosi registi italiani di sempre, tra i quali Dario Argento, Michele Soavi e Lamberto Bava; i compositori CLAUDIO SIMONETTI e MARCO WERBA. Il primo arriverà al Festival assieme alla sua storica band, della quale è leader, i DAEMONIA. Il musicista presenzierà al solito dibattito con il pubblico in sala, e inoltre suonerà dal vivo con pianoforte alcuni dei suoi più celebri successi. Poi con i DAEMONIA si esibirà in un concerto live, unico ed elettrizzante: la famosa band suonerà anche i pezzi che l'ha resa famosa e i temi musicali per film diventati tra i più conosciuti della storia del cinema, tra i quali Profondo Rosso, Suspiria, Zombi e Phenomena. Marco Werba invece, diventato noto al grande pubblico per aver firmato la colonna sonora di “Giallo”, l'ultima pellicola di Dario Argento, presenterà in sala in esclusiva alcune immagini del film, e suonerà anch'egli, come Simonetti, live con pianoforte.
Quando il filosofo E. Cioran sostenne che Hitler superò ogni altro uomo nell'eccezionalità del suo totale fallimento, ribadendo che esso fallì in tutto, ricercando lucidamente la catastrofe, e che in questo doveva essere considerato un uomo "superiore", non avrebbe mai immaginato che persino l'ingegneria genetica si sarebbe ritorta contro il fondatore del Nazismo.
Ebreo e pure nordafricano. Algerino, magrebino, come uno dei tanti poveracci che oggi la povertà spinge verso l’Europa. Popoli «inferiori» che non devono contaminare la purezza della «superiore razza ariana». Se qualcuno avesse voluto immaginare un «contrappasso» per Adolf Hitler nello sconosciuto girone infernale in cui si trova, non ne avrebbe potuto trovare uno più crudele. Per lui, ovviamente.
Che Hitler avesse sangue ebreo nelle vene era voce da tempo circolante, con svariate e talvolta fantasiose ipotesi. Ma ora sembra che sia la scienza a dimostrare, senza possibilità di confutazione, l’origine ebraica e forse anche nordafricana del Führer. Lo dimostrerebbe l’analisi del Dna. Che Hitler avesse sangue ebreo nelle vene era voce da tempo circolante, con svariate e talvolta fantasiose ipotesi.
A indagare sono stati due belgi, il giornalista Jean-Paul Mulders e lo storico Marc Vermeeren che, con somma pazienza hanno rintracciato ben 39 discendenti di Hitler (cosa non facile dato che tutti costoro cercano in ogni modo di nascondere l’imbarazzante parentela) dai quali hanno ottenuto altrettanti campioni di saliva. Rigorose analisi di laboratorio – scrive l’inglese Daily Telegraph che riprende la notizia dalla rivista belga Knack – avrebbero rintracciato il cromosoma Aplogruppo Eib 1b1, rarissimo fra gli occidentali e comune invece fra gli ebrei ashkenaziti e sefarditi, nonché fra i berberi del Marocco, dell’Algeria e della Tunisia.
Fonte – Il Giornale, articolo di Domizia Carafoli, 26 Agosto 2010